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Una selezione di testi critici dedicati all’opera di Wanda Guanella raccoglie sguardi diversi — storici dell’arte, critici e studiosi — che nel tempo ne hanno accompagnato il percorso.

Un insieme di voci che offrono chiavi di lettura e prospettive utili per avvicinarsi alla sua pittura, coglierne le tensioni, approfondirne i temi.

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Antologia critica

È in corso a Sondrio una mostra da affrettarsi ad andare a vedere, se non la si vuole perdere. Sino a fine marzo Wanda Guanella espone a Palazzo Muzio, prestigiosa sede della Provincia, 57 ritratti di donne. Donne di Wanda è il titolo. Sottotitolo: «Energia e sogno, impegno e tenacia, dolore e riscatto». Il valore estetico e personale dell’artista Wanda Guanella rende quelle sei parole esemplari. Configurano come una costellazione cui può fare affidamento un’umanità in cammino, alla ricerca dei significati che per ciascuna e per ciascuno di noi hanno l’aver ricevuto il dono della vita, lo spendersi ogni giorno nell’incontro con sé stessi, con l’altro, la natura; il sentire come irrinunciabile la necessità di condividere con le sorelle e i fratelli quell’unicum che portiamo dentro e che solo noi possiamo dare al bene del mondo, del Creato, della storia, in modo originale e irripetibile.
Insomma, «energia e sogno, impegno e tenacia, dolore e riscatto» sono parole che riassumono in maniera essenziale il percorso di una pittrice straordinaria che — alla maniera di tante come lei nei tempi passati, ma oggi la situazione non è molto diversa — avrebbe decisamente maggior notorietà di pubblico e considerazione da parte della critica, se fosse stata uomo. Wanda è una donna di grande coraggio. Solo una virtù tanto rara quanto preziosa può spingere un’artista a intraprendere una ricerca tematica che ha al centro la donna. Alle spalle c’è uno studio approfondito dell’arte, a partire dalla ritrattistica del Rinascimento. C’è, masticata, ruminata (come si diceva dell’attitudine spirituale dei monaci antichi a “stare sul pezzo”), assimilata, una sperimentazione linguistica condotta sulla scia di maestri e poi ideali compagni di viaggio (Segantini, Giacometti, Varlin).
C’è la potenza di una terra forte, aspra, irsuta eppure feconda, quale è quella che unisce la Valchiavenna (dove Wanda è nata) e la Bregaglia in cui vive. Ci sono le vette acute e maestose che si stagliano nei cieli dell’Engadina, a lambire il cielo infinito. Ci sono i patimenti per le ingiustizie e per il dolore del mondo, ma si affacciano anche le inesauribili energie generosamente impiegate a medicare le ferite interne e quelle dei più deboli, ad aiutare e a sostenere chi cade perché possa rialzarsi, a salvaguardare soprattutto la dignità della persona umana.
A un universo che nella montagna racchiude e rispecchia il centro e insieme la complessità e la vastità delle problematiche e delle speranze intime di una donna e delle donne del mondo intero, nella pittura di Wanda Guanella si somma un’etica che non fa sconti a nessuno, a incominciare da sé stessa.

Contempli i quadri di Wanda e ti arrivano al cuore e alla mente le pennellate decise. Ti penetrano, ti sollecitano continue domande, ti fanno risuonare gli echi di un confronto fitto, genuino, acuto, amorevole anche quando sembrerebbe abrasivo, che l’artista intraprende con le profondità più riposte dei soggetti che rappresenta.
Non esito a dire che in alcune tele avverti una lotta pervasa dalla forza e dalle tensioni di una natura simile a quella di cui si ha memoria nelle storie che animano la Bibbia. Ritrovi nella pittura di Wanda Guanella i tratti e le vicende di figure tra la storia e il mito, d’un femminile che non ha paura di intraprendere un quotidiano dialogo tra cielo e terra, tra la potenza dello spirito vitale e il mistero di una parabola più grande, insondabile, perturbante.

I ritratti dipinti da Wanda sono donne di oggi; eppure, guardando espressioni, fattezze, sfumature, dettagli, non puoi sottrarti alla suggestione che qualcosa di antico, di eterno stia prendendo forma, sostanza, diventando attuale, contemporaneo e insieme pregno di futuro.
Vedi volti di donne dei nostri tempi — scienziate e sindacaliste, esponenti politiche e filosofe, attrici, cantanti, ballerine — espressioni severe e sorrisi maliziosi, occhi socchiusi o grandi e fondi come i destini cui rimandano, fronti distese e cappelli fantasiosi ispirati da sperimentate modiste, colori accesi e tinte pastello.
Vedi, ammiri, sei preso da un’esplosione luminosa e ctonia insieme, di umori, di passioni, di slanci, di ritrosie, di affidamenti, di offerte, di misteri. Non è un caso che nella galleria di personaggi Wanda Guanella, accanto a Liliana Segre, Tina Anselmi, Nilde Jotti, Simone Weil, Mina, Mariangela Melato, Carla Fracci, Ada Negri — solo per dare un’idea della portata dei nomi — abbia voluto inserire tre quadri speciali: uno straordinario ritratto della madre e due raffigurazioni di danze al limite del sabba, come a riconciliare la tenerezza dell’eros del femminile generativo dell’individuo e l’esplosività quasi dionisiaca dell’arte femminile che può generare e rivoluzionare il mondo.

È bello e importante che siano state delle donne a volere la mostra di Wanda Guanella a Sondrio. Si chiamano le Argonaute. Costituiscono un’associazione impegnata nella promozione del benessere delle donne, della parità di genere e del rispetto delle differenze. Si muovono cercando di coniugare arte, cultura e formazione. Si spendono perché si accrescano conoscenze e consapevolezza. Insomma: autentiche protagoniste della polis.

Nello spirito delle Argonaute direi che la mostra di Wanda Guanella è l’esposizione vissuta, rappresentata, cantata di una donna — non solo per le donne, che tante cose già sanno per innate virtù e antica naturale sapienza — di sé stesse, della vita, del mondo; ma è soprattutto lo sprone agli uomini perché imparino ad avere l’umiltà di riconoscere e accettare il bisogno di imparare a guardare, a rispettare, a dialogare, ad amare, a ricevere; insomma, ad essere all’altezza di una donna.

Grazie a Wanda Guanella e alle sue compagne di viaggio che spargono semi di femminile, di speranze, di sogni profumati di terra e di acqua, dei colori che le mani di una pittrice sanno miscelare per tingere la vita, per affacciarla all’eros. Poi tocca a ciascuna. E a ciascuno.

- Marco Garzonio

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Spesso si è scritto che Wanda Guanella è artista di frontiera. Infatti la sua arte è nata, con la casualità di altri eventi, su un confine che ha raccolto, con insolita densità, presenze artistiche eccezionali come i Giacometti, Varlin e Segantini, per le arti visive. E Wanda vi abita intensamente avendone cura. Ma la pittura di Wanda è soprattutto di frontiera perché dal confine è attratta. Non dal suo limite, oltre il quale si misura con l’estraneità, ma dal suo confinare- appunto- con vicinanze nascoste. Ne riconosce i margini perché riuniscono lontananze. Soprattutto legge in questo luogo il crocevia. La soglia oltre la quale inizia lo sconfinamento infinito della sua ricerca… Varca sistematicamente i limiti di guardia. Straripa. Ad esempio, accettando, ricercando la contraddizione. Interiorizzando l’antinomia. […] La matura bellezza della sua pittura sta nel cercare, sinceramente (le sue capacità tecniche consentirebbero anche il trucco) il volto essenziale di “poche e profonde cose”. La vastità delle composizioni evidenzia la solitudine dell’uomo che si sente spesso straniero.

- Graziano Tognini

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La sua pittura ha il tratto incisivo, marcato e insieme graffiante, sarcastico a tratti, che fu dell’Espressionismo: non ha però, di quello, l’insistenza sulla deformazione grottesca, l’estremismo ideologico, il gusto della profanazione. Per dirla in sintesi l’artista non sembra seguire mode o correnti definite, ma persegue una propria linea di ricerca... […]. La onnipresenza della figura umana nell’opera pittorica di Wanda Guanella mi consente un congeniale rinvio alla dimensione che direi antropologica della pittura, al suo rapporto col simbolismo, alle sue remote ascendenze magiche e sacrali.

- Ivan Fassin

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Vorrei dire delle qualità spirituali, della “visionarietà”, dell’autenticità umana della pittrice, che sono il fondamento della sua pittura. Vorrei dire del processo di trasfigurazione di sé e di penetrazione dell’oggetto da rappresentare che Wanda compie prima di avvertire la necessità improrogabile di mettere mano al pennello. Un processo complesso, spesso doloroso, sempre catartico, che ha origine da un’accensione della mente (non della ragione), da un flusso d’amore per il soggetto, grazie al quale la mente vede ben oltre i limiti della ragione e coglie il fondo oscuro della psiche umana.

- Milli Martinelli

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Paesaggista dell’interiore, dell’intimo. Esploratrice delle geografie dell’anima e acuta osservatrice della realtà quotidiana nel suo placido o drammatico divenire. E ritrattista senza pari, contro qualsivoglia rischio di aneddotica. E ancora, la forza primigenia dell’eros: carnale, sensuale, fecondo principio, pulsazione senza tempo e, nel contempo, specchio di una rara tensione spirituale. Con un segno inimitabile, prezioso sedimento di tutte le sue esperienze e di ininterrotti studi e sperimentazioni: un’essenzialità di linee e colori su sfondi neutri, che tuttavia mai neutri sono, ciò che ancor più pone in risalto la riproduzione, l’immagine. Iconica e splendida Wanda Guanella… malinconica e vitalistica, dolente, ipersensibile e generosa nello spendere la sua arte, nel dono che ne fa a tutti noi.

-  Alberto Figliolia

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