
MOSTRA PERSONALE TEMATICA DI WANDA GUANELLA
Donne di Wanda
SONDRIO I SALA LIGARI I DAL 10 AL 28 MARZO 2026
IL PROGETTO
La mostra Donne di Wanda raccoglie una serie di ritratti femminili realizzati da Wanda Guanella, in cui il volto diventa luogo di narrazione e di ascolto. Ogni figura appare sospesa tra presenza e interiorità, come se l’immagine restituisse non solo una fisionomia, ma un frammento di vita, di memoria o di emozione.
Lo sguardo dell’artista si posa sul femminile con attenzione e rispetto, evitando ogni stereotipo e cercando invece la singolarità di ogni volto. I ritratti diventano così incontri: presenze silenziose che interrogano chi guarda.
Con questa mostra l’Associazione Argonaute prosegue il proprio percorso di riflessione sul femminile, affidando all’arte il compito di aprire spazi di sensibilità, riconoscimento e dialogo.
ARGONAUTE I ASSOCIAZIONE DI DONNE


BIOGRAFIA
WANDA GUANELLA
Wanda Guanella Gschwind vive e lavora nel suo atelier a Borgonuovo di Piuro, in Val Bregaglia, pur mantenendo il domicilio ufficiale a St. Moritz. Nasce a Chiavenna in una famiglia semplice, appartenente alla civiltà contadina, che la giovane Wanda avverte come un mondo ormai in declino. Il padre, calzolaio, appassionato di lettere e di arte, valorizza la sensibilità artistica della figlia, la sprona, la educa al bello. Nel 1960 Wanda, adolescente, incontra il pittore Ponziano Togni, legato alla pittura realista, che, colpito dalle doti della giovane autodidatta, le offre lezioni e le insegna importanti fondamenti teorici: il valore del disegno nella strutturazione grafica di un’opera, l’osservazione attenta della realtà, l’importanza dello studio dei grandi pittori del passato. Dotata del suo primo libro d’arte, regalatole dall’amico fraterno Giovanni Giorgetta, Wanda rinsalda la sua autentica passione per il ritratto. Su consiglio di Togni, che le suggerisce di “guardare oltre” e non restare ai suoi soli insegnamenti, soggiorna presso Gottardo Segantini, al Maloja, come “ragazza alla pari”, e qui apprende la tecnica del Divisionismo e mette a punto l’arte del disegno. Frequenta per un breve periodo l’ambiente milanese di Brera e successivamente si reca a Parigi, dove più che le avanguardie ad attrarla è il Louvre, dove si esercita affascinata davanti alla grande tela di Théodore Géricault La zattera della Medusa. Nel 1963 la Guanella, sempre su esortazione del maestro Ponziano Togni, partecipa alla prima collettiva a Chiavenna, a cui seguono altre attività culturali e mostre estemporanee. Successivamente, grazie alla mediazione degli estimatori chiavennaschi Luigi Festorazzi e Serafino Corbetta, Wanda conosce le opere di Alberto Giacometti e Willy Guggenheim (Varlin), che saranno per lei, insieme con alcuni esponenti svizzeri, quali Cuno Amiet e Ferdinand Hodler, e della Mitteleuropa, i caposaldi del suo percorso artistico. Dopo il 1966, con il matrimonio, si stabilisce a St. Moritz, dove prosegue la sua ricerca, aprendosi ad alcune significative esperienze pittoriche, in particolare l’Espressionismo, e contemporaneamente stabilendo un proficuo sodalizio con Isaline Crivelli da cui assorbe le suggestioni del Chiarismo lombardo, la cui tecnica aveva già conosciuto attraverso Adriano Spilimbergo e Umberto Lilloni. Wanda allaccia amicizia e collaborazione con Dora Lardelli, direttrice del Museo Segantini di Saint Moritz e frequenta l’ambiente artistico di Basilea, attivando scambi con artisti della Svizzera interna e dell’Europa dell’Est. Nel 1975 tiene la sua prima personale nella nativa Chiavenna. Da allora ad oggi la sua produzione artistica continua ininterrotta. Nel 1980, con la mostra al Palazzo della Provincia di Sondrio, ha modo di allacciare contatti significativi, in particolare con Renzo Sertoli Salis, che la apprezza e le commissiona un ritratto destinato al Museo Etnografico di Tirano. In questa occasione riceve il premio “Ollare” con la motivazione “Pittrice fortemente espressiva che si inserisce degnamente nel filone della buona pittura europea”. Altri significativi legami artistici fioriscono con il giornalista Ferruccio Scala e con l’architetto Graziano Tognini. Con la collettiva del 1979 e la personale del 1980 al Palazzo della Provincia di Sondrio, presentata da Luigi Festorazzi, ha inizio per la Guanella una feconda collaborazione con esponenti di spicco della cultura valligiana e lombarda e nascono rapporti di intensa amicizia con Bruno Ciapponi Landi, Valerio Righini, Padre Camillo De Piaz e don Abramo Levi. Milli Martinelli, Padre David Maria Turoldo, Marco Garzonio e molte altre personalità del mondo culturale dimostrano grande apprezzamento verso l’artista di cui stimolano la creatività. Il 1998 è l’anno del riconoscimento ufficiale dell’artista Wanda come pittrice affermata e conosciuta: per l’associazione Ambrosianeum realizza a Milano, presso la Rotonda del Pellegrino, una mostra personale per celebrare i cinquant’anni dell’Associazione, eseguendo ritratti dei più importanti esponenti della religiosità e della cultura ambrosiana. Da allora i suoi quadri sono stati esposti in numerose rassegne sia personali sia collettive in Italia e in Svizzera (Basilea, San Gallo, St. Moritz e Pontresina dove ha partecipato con una grande tavola alla mostra collettiva per le celebrazioni centenarie di Giovanni Segantini). Opere di Wanda Guanella sono presenti in collezioni private e pubbliche nel nostro Paese e all’estero.
LE OPERE
Con Donne di Wanda la pittrice Wanda Guanella torna a esporre a Sondrio, dove aveva già presentato il suo lavoro negli anni 1980 e 1992. La mostra raccoglie una serie di ritratti femminili che attraversano tempi, esperienze e identità diverse.
Le figure dipinte non sono semplici rappresentazioni individuali: diventano presenze simboliche, depositarie di storie personali e collettive, di tensioni creative, impegno e memoria.
Attraverso questi volti l’artista costruisce una galleria che parla del femminile come dimensione culturale e umana, capace di attraversare l’arte, la scienza, la letteratura, la vita sociale.
Ogni ritratto si presenta come uno spazio di dialogo: tra passato e presente, tra chi guarda e chi è guardato, tra identità individuale e memoria condivisa.
























